CENNI STORICI SU CORNUDA (TV)

CENNI STORICI SU CORNUDA (TV)
Cornuda sorge su un territorio di grande bellezza naturalistica: i colli digradano dolcemente verso la piana e rendono il panorama variato; il clima è mite ed il terreno fertile. Situato ad oriente rispetto ad Asolo, l'abitato si costituì al limite dell'Agro centuriato romano lungo l'antica via Piovega, che oggi, come allora, unisce il Piave al Brenta.
Il toponimo è d'origine controversa e sarebbe da collegarsi ad una particolarità del territorio: secondo alcuni deriverebbe dal latino cornua (corna, estremità) e farebbe allusione alla posizione, all'estremo limite orientale dell’allora zona centuriata; secondo altri, l’incerta etimologia si legherebbe all'esistenza delle due colline (il Sulder e la Rocca), ai piedi delle quali era adagiato il primo insediamento, simili, nell'immaginario popolare, a due corna ("cornuta"); altri, infine, intendono Cornuda come alterazione di un termine indicante "strada tagliata" o "crocicchio" e lo mettono in relazione alla presenza di due importanti vie, la Piovega e la strada che ancora oggi giunge fino a Feltre.
Il primo documento su cui compare il nome di Cornuda risale al 790 d.c., ma la presenza dell'uomo a Cornuda risale alla ben più remota epoca preistorica (all’incirca 4000 anni fa), come attestano i reperti recentemente venuti alla luce nella valle di San Lorenzo ed il materiale litico che riaffiora un po' ovunque. Si ha inoltre notizia di ritrovamenti di monete in varie località e di un vasto sepolcreto venuto alla luce durante i lavori di escavo condotti per l'edificazione della Filanda, nel 1881, che fanno ipotizzare l'esistenza in loco di un importante e fiorente centro paleoveneto prima e romano poi, purtroppo tutto il materiale andò perduto. Di grande importanza fu il ritrovamento, nel 1931, di una lucerna in bronzo decorata con croce e colomba risalente agli inizi del 300 d.c., prima testimonianza di una presenza cristiana nel territorio.
Il periodo delle invasioni barbariche vide un grande incremento degli abitanti, giunti dai vicini villaggi della piana o dalle zone più esposte ad assalti ed incursioni. Nel frattempo prese piede la religione cristiana, e sui resti dei templi pagani furono innalzate chiese e cappelle. A conferma dell’importanza religiosa che Cornuda aveva il Vescovo di Treviso, alla fine del VIII sec., scelse questa Pieve come arcipretato. In periodo altomedievale fu edificata la fortezza della Rocca, mentre il Castello di Colle fu fatto costruire più tardi dal Vescovo di Treviso, che aveva ottenuto queste terre in dono dai sovrani Longobardi.
Dopo l’anno mille Cornuda fu coinvolta nelle lotte comunali e aspramente contesa tra il Comune di Treviso, i Vescovi, gli Ezzelini e gli Scaligeri. Questi scontri portarono alla distruzione di castelli e fortilizi in tutto il territorio, mai più riedificati anche perché nel 1338 la Repubblica di Venezia, divenuta padrona incontrastata della Pedemontana, non solo decretò la fine degli scontri, ma ordinò anche la demolizione di ogni fortezza superstite. Il dominio della Serenissima portò un lungo periodo di pace e la formazione di numerose proprietà terriere, abbellite da splendide ville patrizie, ma il tramonto della stessa, avvenuto verso la fine del Settecento, favorì l’occupazione francese ad opera delle truppe di Napoleone.
Ceduta poi all'Austria con tutto il Lombardo-Veneto, Cornuda assistette al memorabile scontro tra i Dragoni Pontifici del Generale Ferrari e l'esercito Asburgico, culminato nel 1848 con l’eroica carica di 40 cavalieri che da Cornuda giunsero fino ad Onigo prima di essere sterminati. A ricordo di quei valorosi fu eretto il Monumento-Ossario sul colle della Rocca. Furono gli Asburgo a progettare l'arrivo a Cornuda della ferrovia, impresa realizzata però solo dopo l'Unità d'Italia: il collegamento ferroviario portò lo sviluppo economico, amplificato dalla funzione di nodo ferroviario assunta da Cornuda rispetto all'intera area pedemontana e completato dal collegamento "trasporti su strada-trasporti su rotaia”.
Cornuda assunse inoltre particolare importanza nella Battaglia del Piave durante la I^ Guerra Mondiale poiché sul crinale collinare del Bosco Fagarè era stata costruita la linea difensiva dell’esercito italiano; a testimonianza ci rimane il camminamento delle trincee che ancora oggi è visibile ed, a tratti, percorribile. Tuttavia parlare di I^ Guerra Mondiale e delle sue conseguenza per il paese vuol dire parlare di un martirio durato 12 mesi che ha provocato la sua quasi completa distruzione, tanto che in taluni casi la ricostruzione successiva fu totale e, ad oggi, non rispecchia la disposizione originale dell’anteguerra, come accadde per la chiesa e per tutta via Matteotti.
Nel 1917 i cornudesi dovettero precipitosamente abbandonare le loro case e andare profughi da parenti ed amici, talvolta senza portare con sé nulla. Prima della loro partenza i granai e le cantine erano stracolme perché il 1917 era stato un anno di abbondanza ma in pochi mesi tutto fu distrutto, rubato e saccheggiato.
L’immediato dopoguerra non fu meno tragico: alla ricostruzione si aggiunse infatti un’annata agricola, quella del 1919, disastrosa. Anche la II^ Guerra Mondiale portò a Cornuda lutti e rovine, fortunatamente non ci furono distruzioni materiali paragonabili a quelle della prima, ma il triste ricordo e il pesante bilancio in termini di vittime degli ultimi due anni di guerra è ancora nel cuore e nella mente di tanti cornudesi che l’anno vissuta in prima persona.