ALBERTO COVA


A cura di Giampaolo Allocco.

Abbiamo raggiunto Alberto Cova, uno straordinario Campione Italiano che ha portato i colori azzurri ovunque nel Mondo. Ne è nata una sana chiacchierata su cosa fa oggi e su come ha vinto ieri, ma soprattutto tanti e tantissimi suggerimenti utili e stimolanti per tutti.
E' quindi con enorme piacere che abbiamo chiesto a Ducceschi di raccontarci..

IL “RAGIONIERE” ITALIANO CHE SALÌ SUL TETTO DEL MONDO!
Nome Cognome: ALBERTO COVA
Età: 52 Guarda il video.Guarda il video
Come hai cominciato a correre e perché proprio la corsa rispetto ad altri sport?
Ho cominciato a 14 anni e grazie ad un insegnante di EF a scuola che mi ha portato su un campo di atletica.
Ero il più magro del gruppo, il più esile e quindi mi hanno indirizzato verso il mezzofondo.
A quei tempi però giocavo già a basket all’oratorio.
Parliamo un po’ di allenamento e di gare: sei stato un corridore fai da te oppure ti ha seguito qualcuno fin dall’inizio?
Sono sempre stato seguito dall’Atletica Mariano C.se ed in particolare da Sergio Colombo che mi a accompagnato fino al compimento dei 18 anni ottenendo da Junior un titolo italiano sui 5.000mt e un 5° posto ai Campionati Europei giovanili sulla stessa distanza.
Avresti mai pensato di “essere così veloce” e quando ti sei reso conto di “avere qualcosa da dire” nel runnning?
La mia migliore qualità era l’elasticità muscolare (come si dice in gergo “piedi buoni”) e una velocità di base discreta, tanto che la mia passione erano i 1.500mt. Quando ho conosciuto Giorgio Rondelli ed è iniziata la nostra collaborazione, nel puntare alle distanze più lunghe ho capito che avevo un’altra qualità importante: un “motore” davvero forte e resistente e una grande predisposizione alla fatica. Sommando i risultati giovanili con le prime esperienze internazionali ho realizzato che si poteva puntare in alto!
Durante la carriera agonistica hai praticato altri sport, per passione o per divertimento?
Per divertimento qualche volta ho giocato a calcio e a tennis ma sono stati momenti veramente sporadici.
La preoccupazione di subire infortuni era talmente forte che non mi sono mai dedicato a altro.
L’agonismo è stata una scelta ponderata, fatta con consapevolezza oppure hai deciso di sperimentarti nel mondo del professionismo come se stesse facendo un salto nel buio?
Un po’ tutte e due le cose. Preso il diploma di scuola superiore avevo due possibilità: Lavorare o continuare gli studi.
Io ho scelto la terza via: provare a vincere le Olimpiadi. Con una scelta condivisa con i miei genitori e la Pro Patria di Milano, ho trovato una soluzione che tra allenamento e lavoro mi permettesse di realizzare uno stipendio alla fine del mese e contribuire alla vita famigliare. Tutto questo è durato 4 anni e fino al marzo 1983, poco prima dei campionati mondiali di Helsinky.
Fin dall’inizio ti chiamavano “il ragioniere” sia per il fisico filiforme sia perché tenevi sotto controllo i tuoi avversari con la lucidità di uno che continuamente calcola le situazioni. Questo essere così razionali è stata una tua arma in più, quella vincente?
Mi chiamavano “ragioniere” perché avevo conseguito il diploma di ragioneria!!! A parte gli scherzi tutto questo lo devo a Giorgio Rondelli che in modo maniacale studiava gli avversari e mi proponeva diverse soluzioni da mettere a frutto nelle varie competizioni. Andavo in gara con tante opportunità e per assurdo mi bastava scegliere la più opportuna al momento giusto ed in base allo svolgimento della gara. Se ripenso alle mie vittorie e in che modo sono state ottenute, tutte contengono un particolare studiato a tavolino e messo in pratica. Sicuramente un’arma in più!!!
Posso chiederti che tempo di corsa hai adesso?
Corro poco e sono molto lento…… Quando voglio forzare riesco a correre a 5’ al km.
Pratichi altri sport oggi?
Qualche volta gioco a calcio e mi piace sciare.
Leggi riviste o libri che parlano ancora di corsa? Segui qualche giovane talento?
Mi capita di leggere qualcosa sulla corsa. Mi incuriosiscono molto alcune esperienze professionali o di vita che vengono raccontate da importanti Manager e che quasi sempre associano i loro risultati professionali alla pratica di questo gesto sportivo semplice, immediato e anche molto particolare. Sarà una deformazione professionale!!!!
Alberto, sei decisamente un grande Campione e sei rimasto nella memoria collettiva di tutti gli appassionati per aver “sfornato” tra il 1982 ed il 1984 un capolavoro dopo l’altro, che di seguito ricordiamo:
Nel 1982 ad Atene ti laurei a sorpresa Campione Europeo vincendo in 27'41"03
Nel 1983 Campione del mondo di Atletica leggera ad Helsinki in Finlandia con il tempo di 28'01"04
Nel 1984 altro Oro alle Olimpiadi di Los Angeles sempre sui 10.000 con il tempo di 27'47"54.
Ci vuoi ricordare quali pensieri e che emozioni hai provato quando ti è reso conto che (in quei minuti) stavi diventando un campione, un eroe Olimpico, un simbolo per l’Italia?
Tengo a precisare che questi sono i tre titoli più prestigiosi ma che in 18 anni di carriera di soddisfazioni ce ne sono state molte altre e non meno importanti.
Le emozioni sono la cosa più bella di chi pratica lo sport, a qualsiasi livello! Ottenere un risultato, ripeto qualsiasi risultato, vuol dire sempre gratificare il proprio impegno. Certo che se il risultato è condiviso da tante, molte, innumerevoli persone e ne puoi percepire il valore allora è qualcosa di irripetibile. Credo di aver provato emozioni così forti solo in pochissimi momenti della mia vita e comunque stare su un podio e ascoltare e condividere l’inno della propria nazione è un momento davvero speciale, pieno di commozione di gioia. La definizione “sentirsi padrone del mondo” credo sia realistica.
Sicuramente in qualche gara ti sarà successo di sentire che non ce la facevi a reggere il ritmo, magari per una giornata sbagliata o per qualche acciacco fisico ancora non ben risolto. Volevamo sapere quale pensiero, o "rituale" facevi (se lo facevi) per superare il momento di difficoltà e per concludere quindi la gara. Potrebbe essere un buon suggerimento per un Runner Duerocche alle prese con le difficii salite della 21 km!
Le salite sono state anche per me un vero calvario, non le ho mai digerite!!!!!! Detto questo i momenti difficile si superano soprattutto dopo averli subiti. Quando corri e capisci che gli altri vanno più forte non è certo quello il momento di strafare. Meglio terminare la gara ed analizzare la situazione a mente fredda considerando tutte le variabili del caso e gli eventi che ti hanno portato a quella stessa situazione. E’ negli allenamenti pianificati in seguito che si trovano le motivazioni per migliorare. Ogni sconfitta ha sempre un suo perché….. bisogna capire quale e superare la difficoltà. A volte è anche opportuno convincersi che c’è chi va più forte!!!
Vorrei chiederti una considerazione sul panorama dell'atletica oggi in Italia? Cos’ha di buono il nostro paese ed in che cosa è invece carente?
La nostra Atletica ha una base molto forte composta dalle tante società sportive che reclutano ragazzi e quindi l’attività giovanile è di per se sempre abbastanza ricca. Molte volte però non si comprende se i risultati dei giovani sono dovuti al loro talento o all’allenamento eccessivo data l’età. Anche perché nella maggior parte dei casi quando diventano atleti evoluti comincia, paradosso, l’involuzione tecnica. Allora o non sono talenti o si sono allenati molto e troppo presto. Il nostro paese poi, in generale, soprattutto nei confronti dei giovani, ha poca considerazione del supporto che lo sport può dare alla crescita di un ragazzo e non solo in termini di aspetto fisico o di prestazioni sportive. Infatti l’educazione motoria e quella fisica sono strumenti sotto-utilizzati per predisporre un ragazzo a fare delle scelte. Inoltre dobbiamo anche dire che viviamo una società che offre talmente tante opportunità che un giovane, alla prima difficoltà si guarda intorno e sceglie diversamente e certamente qualcosa di più comodo. Certo non ci manca la speranza di veder spuntare all’improvviso il campione che risolve tutti i problemi!?!
Oggi ti occupi di LEARNING EXPERIENCE ovvero di ESPERIENZE DI APPRENDIMENTO. In pratica leggiamo sul suo sito www.leader-group.it di considerare l’esperienza come il più forte veicolo di apprendimento. Ci puoi spiegare, in breve, in che cosa consiste?
E’ come l’allenamento. Provo e riprovo diverse soluzioni fino a raggiungere una condizione ottimale che mi permette di comprendere quali siano le mie possibilità. Cresco attraverso le cose che faccio.
Alla base di tutto, però, ci sono le scelte che ognuno di noi fa. Scelte che vanno ponderate, organizzate e pianificate.
Le esperienze che si affrontano in questo percorso determinano sempre dei risultati. Sulla base dei risultati ottenuti si può creare dell’altro potenziale che permette di continuare nel nostro percorso.
Quando si pensa ad un grande Campione come te ci si immagina un uomo dotato di super poteri, ma nel lavoro che svolgi oggi, usi le seguenti parole chiave: Team, Relazione, Miglioramento continuo, Perseveranza (ovvero credere in ciò che si fa, fare ciò in cui si crede).
Sembra di sentire un grande Coach quando parla ai propri atleti. E così anche nella vita di tutti i giorni? Quali sono i tuoi consigli?

In una intervista a domande ho risposto: “….. non ho mai pensato, in assoluto, di essere il più forte. Ma sapevo che avrei potuto dimostrarlo….” Le 4 parole chiave sono principi o fattori di successo fondamentali per ottenere grandi risultati in qualsiasi attività professionale. E lo sport è la migliore metafora per trasmettere questi principi.
Team: non si ottiene nulla da soli, servono collaboratori che supportino le nostre mancanze.
Relazione: una buona comunicazione tra chi opera sullo stesso progetto sta alla base di ogni obiettivo da raggiungere.
Miglioramento: Ogni risultato, più o meno buono , deve essere un punto di partenza per provare a fare meglio.
Perseveranza: quando si vuole davvero qualcosa non bisogna mollare mai!!!
Mi permetto di consigliare una pubblicazione a cui ho contribuito ,“Motivazioni Straordinarie”, che potete trovare su www.ibs.it
Sempre nel 1982 giungi settimo ai mondiali di cross country (forse il primo esperimento fuori pista?). Conoscevi la Duerocche Cross County?
Il mondiale di cross del 1982 non fu un “esperimento fuori pista”. Il cross è sempre stato il mo banco di prova della stagione invernale in funzione della stagione estiva. Il mondiale dell’82 a Roma fu la mia terza esperienza e come piazzamento la migliore in assoluto. Quello di salire sul podio di un mondiale di cross è stato un sogno rimasto nel cassetto, ma a tutti gli effetti le mie vittorie sono maturate proprio da queste esperienze.
Purtroppo non conoscevo prima di questo contatto la Duerocche. Capisco che ci siete rimasti male…. Ma credo si potrà rimediare.
C’è una gara che avresti voluto vincere ed una in cui vorresti metterti alla prova oggi?
Del cross vi ho già raccontato..., ma più che vincerla mi sarebbe piaciuto provare la maratona.
E oggi non credo ci siano gare che mi attirano…. Ho già dato!!!!!
Raccontaci di un avversario/a che in passato ti ha fatto davvero sudare.
Come ho già avuto modo di dire non mi sono mai sentito in assoluto il più forte… Quindi tutti gli avversari per me sono stati difficili. Schildauer sicuramente il più ostico da battere; Antibo, Panetta, Mei, Bordin quelli che mi hanno permesso di restare sempre concentrato sugli obiettivi più importanti.
Nell’immaginario di ogni sportivo c’è sempre una foto nel proprio armadietto, ed è la foto del proprio campione. Qual’è stato il tuo/a?
Mi dispiace ma non ho mai appeso foto di campioni dell’atletica, ne di altri sport anche se ne ho ammirati alcuni per le loro prestazioni.
Cosa ti senti di consigliare a chi sogna di ripercorrere il tuo cammino? Come si superano i momenti di difficoltà? E' la forza d'animo che spinge ad andare avanti o è necessario avere in mente un obiettivo agonistico?
Si parte da questo ultimo punto: l’obiettivo!!! Sono contento che lo hai chiamato sogno perché è importante sentire dentro l’emozione per quello che speri di ottenere.
“Ogni nostra vittoria nasce prima nel nostro cuore e nella nostra mente….!!!”
Tutto questo permette di superare ogni difficoltà, ma l’ostacolo più grosso è la pazienza. Bisogna essere consapevoli che il percorso per “arrivare” è lungo e tortuoso, pieno di insidie e credere in se stessi e in quello che si fa è fondamentale. E’ anche importante circondarsi di persone preparate e che condividono gli obiettivi.
E scoprire che non si è dei campioni non deve essere motivo di mollare perché ne vale la pena e perché ognuno può costruire la “Sua Olimpiade”!!!
Ce l’hai una dritta per prepararci bene alla Duerocche?
Non avete bisogno di consigli… Quando il percorso si fa duro, solo i duri cominciano a “giocare”!!!
E per finire volevamo chiederti tre buoni motivi per far entrare il podismo nella propria vita? Essere in salute fisica e mentale. Conoscere i propri limiti. Imparare a trasformare la fatica in divertimento.
Noi tutti saremmo onorati di averti un giorno tra i nostri ospiti alla Duerocche..
PERCHE’ NO!!!
Puoi dare un saluto ed un in bocca al lupo per chi prenderà il via alla duerocche?
UNA DUEROCCHE PIENA DI SUCCESSI PER TUTTI!!!!!!
CON LA CORSA NEL CUORE!
Alberto Cova
www.leader-group.it
A nome del Comitato Duerocche e di tutti i RUNNER della DUEROCCHE ti ringrazio per la tua disponibilità.
Giampaolo Allocco
Redazione Duerocche