FRANZ ROSSI

Dalla prima maratona al primo romanzo, passondo per iniziative di fundraising.
A cura di Giampaolo Allocco.

Se c'è un atleta che sa trasmettere e raccontare la sua passione per la corsa, sia su strada che immerso nella natura, questo è sicuramente Franz Rossi. Da vogatore ad appassionato della maratona e trail running, da blogger e scrittore per riviste di sport a romanzista, Franz è un atleta con l'obiettivo di trasmettere l'essenza implicita di questo sport.
E' quindi con enorme piacere che abbiamo chiesto a Rossi di raccontarci la sua visione.



Nome e Cognome: Franz Rossi
Età: 52 anni (per ora)
Professione: Girovago e, a tempo perso, amministratore di una software house.
Quando hai iniziato a correre e qual è stata la motivazione iniziale che ti ha spinto a farlo?
˝Ho sempre corso. Da ragazzino vogavo e la corsa faceva parte dell'allenamento. Quando ho smesso con il canottaggio, la corsa è stata il modo per praticare dell'attività fisica. La mia seconda partenza con lo sport è avvenuta nel 2000 quando mi sono trasferito a Milano e ho trovato più tempo per correre. Da lì l'idea di fare una maratona prima dei 40 anni e poi non mi sono più fermato...˝
Qual è la tua specialità? C’è un tipo di corsa che preferisci alle altre?
˝Io amo correre in natura. I trail, i cross, anche le marce FIASP non competitive. L'importante che ci siano boschi e torrenti. Se poi si sale in montagna tocco il cielo con un dito.˝
Conosci la Duerocche? Che idea ti sei fatto?
˝La Duerocche, per mia colpa, non la conosco ancora, se non attraverso le parole di amici che l'hanno corsa. Mi attira soprattutto per lo spirito di cui è permeato. Ci sono gare che sono figlie della passione di chi le organizza, e questa passione si trasmette e te ne accorgi quando ritiri il pettorale, durante la gara, ai ristori, quando tagli il traguardo e ti mangi un piatto di pasta. Ecco, io questo mi aspetto dalla Duerocche!˝
Hai diversi progetti all’attivo legati alla corsa, primo fra tutti la tua rivista “X.RUN - Storie di corsa” e il tuo blog. Sono espressioni di una necessità di condivisione? Quando hai capito che la corsa poteva diventare qualcosa in grado di cambiarti la vita?
˝Ho sempre pensato che correre sia di per se un linguaggio. Quando sei in gara e vedi un altro concorrente percepisci le sue sensazioni da come si muove. E' una sorta di amplificatore delle emozioni, favorisce l'empatia tra le persone. X.RUN è nata dalla voglia di dare una forma verbale, espressa, narrativa, a tutte queste sensazioni. Correre mi ha sempre fatto sentire meglio. E' diventato parte della mia routine settimanale. E io non ho fatto altro che assecondare questa certezza.˝
Parliamo un po’ di X.RUNNERs, il tuo progetto legato ad Emergency: spiegheresti agli amici della DR di cosa si tratta?
˝Il nostro motto è "Sappiamo che la corsa ci fa star bene, perché non cercare di far star bene gli altri?" Dal 2010 portiamo in giro per il mondo le nostre magliette che testimoniano il nostro supporto ad EMERGENCY, l'associazione no profit che si prefigge di fornire cure mediche gratuite a chi non se le può permettere (difatti il 90% dell'attività si svolge in aree di guerra ma ha iniziato ad operare anche in Italia). Ovviamente non bastano le parole, così raccogliamo fondi attraverso la vendita delle magliette (20 euro che vanno tutti ad EMERGENCY) o con iniziative pensate ad hoc.˝
Che tipo di gare vengono corse? E come si può diventare un X.RUNNER?
˝Per diventare un X.RUNNERs basta acquistare la maglia e correre con essa. Magari si può anche farsi qualche foto e mandarcela così la pubblichiamo sulla nostra pagina FaceBook. La gara clou è la maratona di Milano che prevede un programma specifico per le cosiddette charities e cui partecipiamo con le nostre staffette e che ci permette di raccogliere fondi anche attraverso una quota dei pettorali. Nel 2015 eravamo in 500 a correre per EMERGENCY. Ma ci sono X.RUNNERs che ci mandano le loro foto da ogni dove. In questi giorni c'è Max che partecipa alla TransGranCanaria, oppure abbiamo avuto un X.RUNNER alla Western States, il Tor, le maratone in ogni parte del mondo. Ci sono anche gare che ci aiutano, ad esempio il Trofeo Malaspina (una serie di trail nella zona dell'Oltrepò pavese) che ci aiuta devolvendo un euro per ogni iscritto e la stessa cosa fa la StraBologna... Insomma si è creato un bel movimento.˝
È da poco uscito il tuo ultimo volume con un titolo molto curioso “una seducente sospensione del buon senso” scritto a quattro mani con un “famoso” Trailer… Come hai conosciuto Giovanni Storti?
˝Giovanni l'ho conosciuto "di corsa". Eravamo in montagna per un allenamento con un comune amico (Pietro Trabucchi) e ci siamo conosciuti. Poi, vivendo entrambi a Milano, abbiamo iniziato a correre assieme e da lì siamo diventati amici.˝
Cosa vi ha spinto a scrivere assieme? E…come si scrive a quattro mani?
˝Beh, scrivere è un modo di condividere. Di solito è un processo che unisce l'autore ai lettori, nel nostro caso è un'attività che amiamo condivisa tra noi. Scrivere in due non è poi così difficile, almeno se entrambi hanno un buon grado di tolleranza. Escono molte più idee, lo stile si contamina. E con Giovanni è un vero piacere.˝
Il primo libro, “Corro perché mamma mi picchia” era in qualche modo connesso al mondo delle corsa. Vi aspettavano tutto questo riscontro dal pubblico?
˝Avevamo pensato a "Corro perché mia mamma mi picchia" come ad un libro scritto per chi non corre. Per far capire che la corsa non è solo cronometro e fatica, agonismo e risultati. Volevamo far capire che la corsa è un'attività che regala piacere (pur attraverso la fatica). E' stato un successo assoluto, 50 mila copie vendute, il premio Bancarella Sport, insomma è andato ben oltre le aspettative.˝
Questo secondo libro è invece un romanzo a tutti gli effetti: la narrazione ha comunque dei punti di contatto con la corsa? Quanto questa ha influito in questa storia?
˝ 'Una seducente sospensione del buon senso' parla della voglia di mollare tutto ed andare. E credo che questo sia uno dei grandi motivi per cui corriamo. Poi il protagonista, Gilberto, è un ex sportivo (giocava a rugby) che corricchia ogni tanto. E la corsa è il suo modo per cercare di prendere le distanze dal resto del mondo. In fondo la corsa stessa è una sospensione dalla vita di ogni giorno che ognuno di noi si regala. Gilberto prolunga questa sospensione un bel po' di più... ma dovrete leggere il libro per capirlo.˝
Ci sono dei punti di contatto tra corsa e scrittura? O delle qualità sviluppate con la corsa che vi aiutano a portare a termine anche i progetti di diverso tipo?
˝Con Giovanni, scherzando, diciamo sempre che se "Corro perché mia mamma mi picchia" era una corsa, questo "Una seducente sospensione del buon senso" è un'ultra. Correre, soprattutto le lunghe distanze, migliora la tua capacità di restare focalizzato su un obbiettivo. E questa dote l'abbiamo di certo usata per la scrittura. E poi io trovo che scrivere risponda ad una necessità di conoscersi meglio. E lo stesso vale anche per la corsa. Corriamo per scoprire cosa abbiamo dentro.˝
Hai dei nuovi progetti in mente?
˝Parecchi progetti, alcuni di tipo "culturale" e alcuni di tipo "sportivo". Insieme ad alcuni amici stiamo cercando di promuovere la cultura dello sport. Ma non lo sport come spettacolo, bensì l'attività fisica come forma di cultura, come aiuto a pensare più chiaramente, come espressione artistica. E' un progetto ancora abbozzato, ma nei prossimi tre anni spero ne sentirete parlare ancora.˝
Obiettivi 2016?
˝Beh il primo obbiettivo è la Duerocche. Voglio venire a correrla finalmente! Poi ho alcune gare in calendario, la Cortina Trail con degli amici che accompagnerò alla loro prima lunga in natura e più avanti una delle lunghissime classiche (lasciamo una scaramantica aura di mistero)˝