GIANLUCA PANDOLFO

Mi metto le scarpe e sono già in strada.

A cura di Elena Zanatta e Giampaolo Allocco
Ecco una nuova interessante intervista. Abbiamo conosciuto Gianluca Pandolfo, un responsabile del marchio THE NORTH FACE ITALIA.
Per la precisione questo importante marchio mondiale ha la sede europea proprio in Italia a Cornuda. Molti di voi non lo sanno, ma ogni qualvolta siete in prossimità dell'arrivo Duerocche ci passate molto vicino. Perciò ci èsembrato curioso scoprire cosa "gira" per la testa ad un atleta come Gianluca, che durante la settimana lavora negli uffici del marchio sportivo che organizza la mitica The North Face Ultra-Trail du Mont Blanc e nei weekend (e non solo) si mette le scarpe ai piedi e corre, corre, corre senza limiti.
1.Ciao eroe! Per prima cosa: potresti presentarti agli amici della Due Rocche?
Con molto piacere, mi chiamo Gianluca Pandolfo, 33 anni di Montebelluna. Sono un appassionato di montagna, soprattutto nella stagione invernale. Ho praticato sci a livello agonistico e da quest’anno mi cimenterò anche con lo sci d’alpinismo. La corsa, invece, è un “hobby” molto recente che progressivamente si sta trasformando in una vera e propria passione.
2.Raccontaci un po’ dove nasce la tua passione per la corsa e l’Ultra-Trail... E se ti dicessi che prima d’ora non mi era mai piaciuto correre?
Poi ho cominciato a lavorare in The North Face, ho conosciuto colleghi ed alteti che del “Never stop exploring” ne hanno fatto una filosofia di vita e semplicemente ho smesso di pormi dei limiti... (Never stop exploring è il “pay off” del marchio).
3.Sei un runner “fai da te” oppure sei seguito da un preparatore o segui precisi tabelle recuperate attraverso i media o altro?
Una parte fondamentale dell’allenamento la fanno i miei colleghi d’ufficio: quando si avvicina la mezza non sentono ragioni, si corre! Scherzi a parte è proprio attraverso alcune amicizie tra i runners che ho stilato il programma di allenamento e spesso sono questi stessi amici a farmi da trainer.
4.Ci potresti dire che cos’è la The North Face Ultra-Trail du Mont Blanc?
La “The North Face® Ultra-Trail du Mont-Blanc” è considerata un avvenimento unico nell'ambito della corsa a piedi in ambiente naturale.
L’evento si compone di 4 distinte prove con le quali ogni alteta, proffesionista e non, può confrontarsi:

• UTMB (Ultra Trail du Mont Blanc) : circa 166 km e 9 400 m di dislivello positivo – max 46 ore. Il trail parte da Chamonix e attraversando i tre confini (italiano, Svizzero e Francese) termina a Chamonix dopo aver percorso il “perimetro” del massiccio del Monte Bianco
• CCC (Courmayer – Champex – Chamonix) : circa 98 km e 5 600 m di dislivello positivo – max 26 ore, parte invece da Courmayer per terminare a Chamonix
• TDS (Sur les Traces des Ducs de Savoie) : circa. 105km e 6700m di dislivello positivo (Chamonix – Champex – Courmayer)
• La Petite Trotte à Léon : circa 250 km e 18 000 m di dislivello positivo
5.Ci racconti la tua ultima esperienza con questa Ultra?
Quest’anno ho partecipato per la seconda volta alla terza edizione della CCC: 98 km con partenza di Courmayer e arrivo a Chamonix e 5.500 metri di dislivello positivo.
Dopo il ritiro dell’anno scorso la determinazione ma anche l’incertezza nel riuscire a tagliare il traguardo erano altissimi. I giorni antecedenti la corsa i dubbi ti assalgono e inizi a domardarti se hai fatto veramente tutto il possibile per essere al meglio. Maledici le volte che hai saltato l’allenamento perchè sei uscito troppo tardi dall’ufficio, o perchè dopo un lungo viaggio in aereo ti sei detto che non ne valeva la pena o semplicemente perchè la mia compagna reclamava la mia presenza dopo giorni si assenza.... E poi l’attrezzatura: funzioneranno queste nuove calze che garantiscono maggiori prestazioni e aiutano ad evitare i crampi? E l’alimentazione. Non riesco ancora a capacitarmi di come ci sia sempre qualcun’uno che abbia un gel o una barretta energetica migliore della tua.
Ad ogni modo, nel momento stesso in cui fai i primi passi, tutti questi pensieri passano in secondo piano e l’unico obiettivo è arrivare a Chamonix superando, in tempo, tutti i cancelli orari.
Quest’anno la mia personale strategia di corsa sarebbe stata diversa: tenere un buon ritmo in salita e controllarmi in discesa (l’infortunio dell’anno precedente mi ha decisamente segnato). Decisione facile da prendere ma diffcile da seguire in quanto ero già consapevole della frustrazione che questa decisione avrebbe generato quando decine di runners mi avrebbero superato lungo le lunghe discese. D’altro canto ero convinto che in questo modo sarei arrivato al traguardo.
I primi 55 km li ho percorsi decisamente bene nonstante le due cime da 2.500 metri e i 3.000 metri di D+: Rifugio Bertone, Tete de la Tronche, Refuge Bonatti, Arnuva, Grand Col Ferret, La Fouly ed infine Champex Lac. Fino ad ora, a parte qualche sporadica battuta, ho corso da solo....
Sono le 21:42 a Champex Lac ed ecco che mi tornano in mente le parole di Kim Gaylord: stai attendo, conserva le forze, sia mentali che fisiche, perchè la gara inizia a Champex.... Infatti da Champex si attacca quella che per me è la salita più dura della CCC e che ti porta fino a Trient. Il percorso che porta incima a La Bovine è estremamente tecnico e tortuoso con tratti in cui ci arrammpica su scrode alte più di 50/60 cm....
Arrivato a Trient (2.32 di mattina) ho cercato di non pensare al traguardo e al fatto che mancavano solamente 2 salite e 28 km alla fine. Concentrato su Valorcine, dopo essere stato rassicurato dagli amici sul mio stato di salute (Gianluca stai benissimo, hai un viso rilassato e non sembra nemmeno che tu stia correndo da 16 ore... alla fine li ringrazierò per tutte le bugie che mi hanno raccontato!) sono ripartito, testa bassa e via!
Finalmente arrivano le prime luci dell’alba, sono le 6.05 di mattina e arrivo a Vallorcine, mancano ancora 17 km. La discesa fino a Vallorcine è stata, causa freddo, e nebbia, decisamente impegnativa e dispendiosa. L’umore è alto ma il fisico inizia a non rispondere più molto bene ma ho un colpo di fortuna: qui trovo Paul, un collega inglese che già l’anno precedente aveva portato a termine il suo “compitino”, io invece proprio qui mi sono fermato..... Ad ogni modo, ci guardiamo negli occhi increduli, ci stringiamo la mano con la promessa di tagliare insieme il traguardo e via, ultimi 1.100 metri di D+.
Siamo arrivati a Chamonix alle 10 di mattina, 24 ore dopo aver lasciato Courmayer. Il centro del paese è pieno di gente, tutti applaudono ed incitano i finishers durante l’ultima meritata passerella... Io, Paul e Jacob (Jacob, collega americano, lo abbiamo trovato 2 km prima dell’arrivo che stava controllando lo stato di salute dei suoi piedi) ci siamo goduti l’ovazione della gente e abbiamo tagliato il tranguardo insieme. La classifica poco importa, il tempo impiegato è un dettaglio, quello che ci vuole ora è una birra fresca.... (Vedi foto di gruppo)
6.Cosa spinge un uomo, (che di mestiere non fa l’atleta) a voler raggiungere questi limiti estremi? Quali sono i momenti, le sensazioni, i fatti che si vivono durante una gara come quella che hai fatto tu e quelli che non si dimenticano più?
In tutto questo gioca un ruolo importante l’azienda per cui lavoro e le persone che ne fanno parte. E’ qui che avuto la fortuna di conoscere Topher Gaylord e Dean Karnazes due alteti americani che oltre ad aver ottenuto nella loro carriera risultati eccezionali sono ancora oggi un esempio di costanza, determinazione e di forte carisma che continuo a seguire. Posso senz’altro dire che è stato proprio attraverso il mio lavoro che ho scoperto l’emozione di correre a 3000 metri ad un passo dal ghiacciaio del monte bianco. Una volta scoperta quella sensazione il resto è venuto da se; anche se non ti nascondo che un po di determinazione non guasta...
7.Quanto tempo prima della gara hai iniziato la preparazione e che tipo di allenamento hai fatto?
Ho iniziato l’allenamento, non appena rientrato dal deludente tentativo dell’anno precedente. Ho dovuto aspettare poco più di una settimana, ma il giorno dopo avevo già voglia di ricominciare ad allenarmi. Da settembre mi sono iscritto in palestra per tonificare i muscoli delle gambe dopo il piccolo infortunio dell’anno precedente e per rafforzare addominali e schiena che, causa evidente inesperienza, erano stati trascurati. Infine a partire dalla primavera, ogni paio di settimane, corsa in montagna: Valdobbiadene – Monte Cesen e ritorno.
8.Come hai conosciuto questa gara?
Uno degli obiettivi di The North Face è appunto mettere le persone in “contatto” con questo tipo di esperienze. E anche nel caso di chi come me, lavora all’interno della struttura non tradisce la promessa. Due anni fa mi era stato chiesto di fare “assistenza” ad uno dei nostri atleti, Dean Karnazes, l’ultra maratoneta. E’ stato aspettandolo ai check point che ho maturato l’idea di partecipare. Sarà stata la straordinaria personalità di Dean, o il clima attorno alla corsa, fatto sta’ che invece di intimorirmi, seguire il percorso mi ha stregato, e motivato a provare questa esperienza personalmente.
9.Ti alleni da solo o in compagnia? E le gare? Preferisci la solitaria o il compagno di fatica?
Lo spirito di gruppo che si crea in questo tipo di competizioni è fondamentale. Si fa gruppo con chiunque ti corre accanto, perché la sfida che si gioca è con se stessi, non con gli altri. Perciò ciascuno è un potenziale alleato, nelle difficoltà come nei momenti di sprint. Ma ciò che in certi momenti ti permette davvero di andare avanti è sapere che qualcuno ti sta aspettando alla tappa successiva e che ci sarà anche alla prossima sosta. La vera squadra è quella che costituisci non solo con chi ti corre al fianco, ma anche con chi ti aspetta e si aspetta, che tu finisca la gara.
10.Ci hai raccontato di questo secondo tentativo, cercato con determinazione a tutti i costi. La decisione di ritirarsi durante la prima gara è dovuta a motivi di natura fisico o psicologico: ci racconti una tua esperienza?
E’ stato principalmente un problema di natura fisica. Durante la discesa che porta a Vallorcine, ultimo ristoro prima degli ultimi 17 km (+1.000 D+), sono scivolato è ho preso una “bella insaccata” all’anca che mi impediva di correre e camminare correttamente. In quel momento ho semplicemente seguito una delle prime regole che mi sono state insegnate: riconoscere ed accettare i propri limiti e fermarsi prima di correre dei rischi inutili. Credimi, fermarsi a 17 km dall’arrivo brucia veramente tanto e in quel momento mi sono ripromesso che sarei tornato per portare a termine quella che era e tutt’ora è per me un’impresa.
11.L’emozione di tagliare il traguardo della The North Face Ultra-Trail du Mont Blanc…ci descriveresti le sensazioni che hai provato?
La sensazione che ti domina in quel momento è una sorta di sorriso interiore, il più sincero e profondo che abbia mai provato. Le persone che ti festeggiano per le strade di Chamonix, gli amici che ti aspettano già prima del traguardo, l’ammirazione nei loro sguardi sono solo una conferma di ciò che senti: ne valeva la pena! E ti tornano in mente, come vividi flash, tutti i momenti trascorsi durante l’intera giornata precedente: L’euforia del mattino, la stanchezza del pomeriggio, lo sconforto a Trient (una delle tappe più dure) l’energia ritrovata con un nuovo compagno di corsa; momenti appena trascorsi ma che ricordi già con una certa nostalgia.
12.Perché consiglieresti di provare un’Ultra-Trail? Che cosa ha di diverso rispetto ad altri tipi di corsa?
A chi è adatta, secondo te? Una ultra maratona ed in particolare un ultra trail (in montagna quindi) è il modo migliore per imparare ad ascoltare se stessi. Il traguardo è sufficientemente lontano da lasciare il tempo di chiedersi perché ci si è imbarcati nell’impresa stessa e per darsi una risposta. Per godere dell’ambiente circostante, conoscerne e vincerne le asperità. Per capire i propri limiti e decidere di superarli. E’ adatta a chiunque abbia il tempo e la voglia di confrontarsi se stessi.
13.Hai già deciso di partecipare alla prossima edizione della The North Face Ultra-Trail du Mont Blanc?
Certamente. E questa volta sono sicuro che porto al traguardo qualcun’altro oltre me stesso. Infatti alcuni colleghi, che ormai sono diventati anche amici, avendomi visto tagliare il traguardo hanno deciso di provarci anche loro. Ovviamente questo non può che farmi piacere, oltre a darmi un grosso aiuto. Ora in pausa pranzo siamo in 5 a correre! Se tra l’una e le due del pomeriggio vi trovate vicino le colline tra Cornuda e Levada siete i ben venuti, più siamo meglio è!
14.Nel tuo lavoro ti rapporti con atleti di altre discipline sportive?
Se si, dopo questa esperienza è cambiato il modo di percepire i loro racconti? L’azienda per cui lavoro ha un team di circa 50 atleti, e tra questi una quindicina di atleti italiani. Annovera tra gli altri Simone Moro, Dean Karnazes, Emilio Previtali, Lizy Hawker e Hervè Barmasse. Ho sempre ascoltato con grande interesse le loro storie e le loro imprese. Ciò che per me è cambiato è che adesso, ho anch’io qualcosa da condividere con loro. Seppur ad un altro livello, sento di avere qualcosa da raccontare perché, aldilà dei “tempi di arrivo” ciò che conta è essere arrivato alla fine.
15.Bhé ora che abbiamo ascoltato le tue indiscusse performance sportive possiamo dirti che sei pronto per correre un’altra grande gara: la Duerocche Mezza Marathon. Devi sapere che nella 21 km è richiesto uno sforzo estremo, forse non come quelli che hai fatto nel Monte Bianco, ma non molto diverso, dati i continui dislivelli ed il ritmo di gara imposto dai top runner (tutti di livello nazionale/europeo). Riusciamo a strapparti una promessa di partecipazione?
Ciò che ho imparato, in particolare durante questa mia seconda esperienza sul monte bianco, è che: una salita, che la si affronti dopo aver già percorso 10, 20 o 50 kilometri, riesce sempre a farti dubitare. Ma appena arrivi in cima, siano 500, 1.000 o 2.000 metri di altitudine l’emozione è sempre la stessa. Perciò, lavoro permettendo, mi piacerebbe essere dei vostri
16.Bene, non ci resta che augurarci di vederti ancora correre, sempre con i colori della THE NORTH FACE ITALIA, di cui siamo orgogliosi concittadini, perché a Cornuda la corsa è parte della nostra storia. Ti aspettiamo il 25 aprile 2010 per la gara più antica del veneto: la 39° duerocche!