SIMONE BROGIONI

QUATTRO CHIACCHIERE CON SIMONE BROGIONI
a cura di Giampaolo Allocco


Simone è il papà di Spirito Trail. Un magazine di tiratura nazionale che per primo si è occupato di raccontare questa fantastica specialità. Lo abbiamo “intercettato” tra i suoi mille impegni lavorativi e sportivi per chiedergli lo stato di salute dell’editoria sportiva italiana.
Nome Cognome: Simone Brogioni
Età: Nato a Firenze il 12 ottobre 1967
Ciao Simone, ci siamo conosciuti due anni fa, quando con un folto gruppo di trailer (da Firenze e da Roma) sei venuto a correre la Duerocche. Puoi raccontarci qual è stata la tua prima impressione?
Sono rimasto stupito dall’enorme quantità di partecipanti e di volontari presenti. Una piccola realtà come Cornuda, che conoscevo soltanto per essere il paese natale degli amici Roby e Giorgio Scandiuzzo, per la Duerocche si trasforma in un brulichìo di podisti e curiosi.
Parliamo un po’ di allenamento e di gare, che spesso –per i trailer- sono molto estreme: ti segue qualcuno oppure sei un corridore fai da te? Pratichi qualche altro sport?
Non pratico altri sport, a dire il vero pratico poco anche la corsa! Mi alleno spesso controvoglia, nei parchi cittadini o su asfalto, e lo faccio con la prospettiva di terminare in buone condizioni fisiche le gare trail più lunghe.
Ci racconti che mestiere fai e come riesci a conciliare sport e lavoro?
Attualmente la gestione della rivista Spirito Trail e l’organizzazione della Lavaredo Ultra Trail assorbono tutto il mio tempo. Quindi nel mio caso lavoro e sport si amalgamano.
Ok, Simone. Ora è venuto il momento di raccontarci, com’è nato “Spiritotrail”?
Inizialmente si formò un gruppetto di persone che si incontravano sulla chat del sito della Camignada. Poi nacque il sito della Lavaredo Ultra Trail (www.ultratrail.it), con un forum dove subito ci si ritrovò a parlare non solo della gara ma anche di trail a tutto tondo. Da qui l’idea di creare uno spazio “neutro” dove poter accogliere virtualmente gli appassionati di trail italiani. Nacque così il sito e il forum di Spirito Trail (www.spiritotrail.it). In contemporanea, insieme a Matteo “emme” Grassi e a Stefano “Cimbro” Michelet progettammo l’idea di una webzine che parlasse di trail. Seguirono contatti con altre persone appassionate di trail: Enrico Vedilei, Aurelio Michelangeli, Mario Fattore, Lorenzo Trincheri, Gualtiero Linetti, Maurizio Scilla, Leonardo Soresi. Maurizio e Leonardo sono poi entrati a far parte della redazione, assieme a Francesco Zanchetta e Cristina Murgia, mentre gli altri o collaborano saltuariamente o hanno scelto altre vie.
Di quante persone e collaboratori è composta la tua organizzazione?
La redazione è composta da sette persone: Simone Brogioni, Matteo Grassi, Stefano Michelet, Cristina Murgia, Maurizio Scilla, Leonardo Soresi, Francesco Zanchetta. I collaboratori fissi sono una decina, ma la vera forza della rivista sta nei contributi di tutti i trailer, che ci inviano i loro racconti. Ogni cronaca è infatti scritta da chi ha partecipato alla gara.
Quanto tempo è necessario per organizzare un “numero” di Spiritotrail?
Si lavora tutto il mese, partendo dalla creazione del menabò, per arrivare all’impaginazione grafica.
Oggi, che tutta l’editoria cartacea soffre, la vostra scelta di passare da web-magazine a cartacea sembra per certi versa anacronistica. Ci puoi illustrare a che punto si trova questo vostro progetto?
È vero, è stata una scelta rischiosa ma studiata. La carta continua ad avere il suo ampio spazio e soprattutto un fascino che il web non offre. In ogni caso il nostro rapporto con il web è strettissimo: dal forum di spiritotrail prendiamo diversi spunti per la rivista, senza dimenticare che i contatti tra i componenti della redazione sono “virtuali”, visto che abitiamo tutti in città o regioni diverse.
Prevedi di ritornare al virtuale, magari con uno Spiritotrail Channel? Che sviluppo ti aspetti nei prossimi anni per il vostro progetto editoriale?
Cerchiamo di stare al passo con i tempi, per cui non perdiamo di vista le nuove tecnologie. Chissà se la carta riuscirà a sopravvivere ai vari i-pad; per i prossimi anni prevedo un affiancamento delle due cose.
Dato che per questo sport sei sicuramente un riferimento carismatico e professionalmente preparato è possibile descrivere il profilo tipico di un “normale” Trailer che legge il vostro magazine (è doveroso mettere le virgolette su “normale”, dato che di normale in questi superman, noi vediamo ben poco).
Innanzitutto l’equazione trailer=superman non è esatta. Il fatto che le ultra abbiano più “appeal” mediatico porta le persone a considerare il trail solo come corsa su lunghe distanze. Non è così! Ci sono tanti trail di chilometraggi abbordabili, che peraltro sono molto importanti per far avvicinare a questo sport coloro che provengono dalla corsa su strada. La stessa due rocche si può considerare un trail corto. I lettori di Spirito Trail rispecchiano il popolo dei trailer: amanti della corsa in natura, dal top runner all’ultimo in classifica, appassionati di skyrace agonistiche così come di trail non competitivi.
Quale futuro immagini per il Trail in Italia?
Credo che il trail crescerà ancora in Italia. Questo è un momento particolare, stiamo passando dallo sport di nicchia dove ci si conosceva quasi tutti ad una disciplina che abbraccia sempre più partecipanti e da sempre più regioni d’Italia. È necessario regolamentare e istruire chi si affaccia ora al trail, sia come atleta sia soprattutto come organizzatore. Come Spirito Trail cerchiamo di dare il nostro piccolo contributo, specie con lo scambio di esperienze.
Tu che hai conosciuto il “famoso Trailer” Giovanni Storti (Aldo, Giovanni e Giacomo), quali sono state le motivazioni che hanno spinto un uomo di successo come lui ad intraprendere una specialità così faticosa, estrema e per certi versi rischiosa?
Giovanni è sempre stato uno sportivo. Credo che l’amicizia con Pietro Trabucchi abbia avuto un ruolo fondamentale nel suo passaggio al trail. La sua presenza è sempre motivo di allegria alle gare, Giovanni è sempre pronto a scherzare e a regalare un sorriso a tutti.
Pensi che la presenza di personaggi noti come Giovanni o come Linus di Radio deejay nel mondo running possa portare maggior interesse al Trail, oppure questi sport sono destinati a rimanere di nicchia?
Linus, così come Gianni Morandi, ha avuto un ruolo importante nel running in Italia. Ma si parla di corsa su strada. Il trail è diverso, e sicuramente Giovanni Storti ha contribuito a renderlo uno sport più “normale” agli occhi della gente. Attualmente si può definire il trail ancora uno sport di nicchia, ma le potenzialità sono enormi, essendo un’attività praticabile a basso costo da chiunque abbia un po’ di allenamento.
Cosa proponi per avvicinare un maggior numero di atleti a questa specialità?
Niente! È giusto che la gente si avvicini al trail seguendo una sorta di “richiamo” interiore. Niente di “spirituale”, per carità, soltanto una voglia di correre a contatto con la natura. E una volta che si comincia, difficilmente si smette.
Hai dell’altro che vuoi raccontarci?
Vorrei nuovamente ricordare l’importanza di non gettare rifiuti sul percorso durante le gare. Questa brutta abitudine purtroppo sta resistendo in alcuni “irriducibili”, nonostante le tante raccomandazioni. Da parte nostra facciamo il possibile con la campagna di Spirito Trail “Io non getto i miei rifiuti”, ma è necessario che anche tutti gli organizzatori ribattano spesso su questo tasto: scrivendolo sui volantini, sul sito web, ricordandolo al microfono subito prima della partenza e in prossimità dei ristori. Il vero trailer non getta i suoi rifiuti!
Ciao Simone grazie per tutto ciò che fai!
Giampaolo
Redazione duerocche