OSCAR BUBOLA (tesoriere)

QUATTRO CHIACCHIERE CON OSCAR BUBOLA
A cura di Giampaolo Allocco
Oscar Bubola è il tesoriere della Duerocche.
Tra i membri del Comitato è colui che da maggior tempo risulta attivo nell’organizzazione di questa gara che nel lontano 1972 prese il via per la prima volta. Dato che quest’anno si festeggiano i quarant’anni di questa longeva manifestazione, gli abbiamo chiesto com’è cambiata la gara nel corso di questi anni e come se la immagina tra altri quarant’anni.
Nome Cognome, Età: Oscar Bubola classe 1953
Ciao Oscar, moltissimi atleti, sciatori, fondisti e runner ti conoscono perché sei presente a molti appuntamenti sportivi in particolare a quelli del panorama podistico veneto. Puoi raccontarci qual è stata la tua prima Duerocche da atleta?
Ho partecipato a quasi tutte le edizioni, sia come podista, sia come organizzatore, poi solo da organizzatore. Sono state tante le edizioni che in una veste o in un’altra o in entrambe mi hanno visto presente, che fatico a distinguerle nella memoria. Posso dire di aver partecipato anche alla prima edizione, quella che partiva dalle scuole di Asolo e terminava sul sagrato della Rocca di Cornuda. Ero fra i componenti del tavolo iscrizioni (un banco di scuola) e poi alle 9,00 ho sfilato la tuta e sono partito assieme agli altri. Menegon, Toscan erano per me troppo forti, con Renzo Bedin invece la battaglia fu dura. Alla fine, meno di un’ora ed eravamo in Rocca a Cornuda. Mi ricordo di quella partecipazione anche perchè quello stesso giorno concomitante c’era una partita di campionato federale Prima divisione di basket, nel mitico campetto dietro il municipio ed io componente di quella squadra rinunciai per essere presente alla prima Due Rocche. Quel giorno il Gas Cornuda basket giocò e vinse con il Conegliano, il primo campionato federale di pallacanestro a cui ha partecipato una squadra cornudese. La seconda edizione della Due Rocche invece non mi vide presente come podista, ma solo come organizzatore, alla partenza per le iscrizioni e poi in auto all’arrivo per presenziare agli arrivi e mi ricordo che vidi spuntare dalle nuvole basse che coprivano il tratto di sentiero visibile in distanza una sagoma atletica scarna ma per me ben conosciuta, leggera sui tratti fangosi e abituata alle corse campestri: quella di Giorgio Menegon, seguito a quasi un minuto da un altro atleta del G.a.s. Mariano Toscan. Era il trionfo degli atleti di casa, del nostro sodalizio organizzatore delle due rocche. Quella edizione non fu certo beneficiata ne’ dal tempo ne’ dalle adesioni, ma qualitativamente i piu’ forti erano presenti, Tadello, Lucchese, Battiston, ma il talento di Menegon quel giorno ebbe il sopravvento su tutti gli altri concorrenti.
E quando invece hai cominciato a far parte della organizzazione?
Il rapporto con la DueRocche come ho descritto piu’ sopra è stato ambivalente gia’ dall’inizio. Coinvolto in quanto componente il Gruppo direttivo del G.A.S. fu logica conseguenza quella di essere presente sia come collaboratore sia come podista (abbinavo le gare di corsa campestre del C.S.I. con le partite di basket e con l’attivita’ su pista). Dall’edizione 1984 poi, per sostenere una tradizione podistica che sembrava vacillare e avere problemi di continuita’, assieme ad altri amici, ho preso in mano la situazione e quindi l’organizzazione della corsa.
Come mai hai deciso di entrare a far parte dell’organizzatore? Hai anche coinvolto o lo sei stato, da amici?
La decisione di dare continuitaè alla Due Rocche fu condivisa e presa a piu’ mani: oltre al sottoscritto, Paolo Panazzolo, Piergiorgio Zavarise e Sandro Persegona. Quindi si può dire che nel Comitato attuale ben tre sono presenti di quel quadrunvirato ma anche Sandro sicuramente sara’ protagonista attivo nell’edizione del quarantennale.
Oggi, all’interno del Comitato sei l’anello di giunzione tra gli “storici” e i “giovani”, ovvero tra la nuova generazione che si è presa carico della Duerocche e coloro che la Duerocche l’anno vista nascere. Quali sono a tuo avviso i punti di forza di ieri e quelli di oggi, di questa splendida gara?
I punti di forza sono innanzitutto la storia, la continuità e l’esperienza acquisita nel tempo, 40 edizioni sono il risultato di un lungo lavoro e un biglietto da visita di tutto rispetto. I punti di forza sono poi l’ambiente, la gamma di offerte podistiche (tre percorsi agonistici, un percorso turistico, ll nordic walking come variante inserita sul percorso turistico), la cura meticolosa del pacco gara e della maglietta personalizzata per ogni edizione, la volontà del comitato di inserire sempre piccole novita’ nell’ambito di una continuita’ organizzativa. Punto di forza esclusivo di oggi è la scelta e la cura dei messaggi pubblicitari, la loro impostazione, l’aggiornamento del sito, la cura grafica e la puntualità nel dare informazioni. Altro punto di forza e’ il potenziamento dato alla logistica, alla cartellonistica e agli stands di contorno. Si puo’ migliorare sotto l’aspetto cronometraggio e ordini d’arrivo, conseguenza logica se le iscrizioni sono previste tutte o quasi pre-gara. Quest’anno, con il cronometraggio elettronico sulla distanza piu’ lunga, verra’ colmato anche questo ulteriore gap.
I componenti più giovani del Comitato da qualche anno stanno apportando nuove idee e strategie sempre più raffinate, grazie anche all’utilizzo delle nuove tecnologie quali internet, i mass media ecc. Come vengono decise e affrontate di volta in volta tutte le novità che si scoprono ad ogni edizione?
Tutte le idee o quasi vengono condivise e approvate nelle riunioni periodiche del Comitato che oramai si tengono quasi mensilmente per dieci mesi all’anno per poi intensificarsi negli ultimi due mesi.Ai nuovi responsabili due complimenti, uno relativo all’organizzazione particolareggiata e meticolosa, un altro alla capacita’ di coinvolgimento di nuovi adepti. Un terzo e lo dimenticavo è la veste grafica che contraddistingue tutta la manifestazione.
La Duerocche ha una data storica, quella del 25 aprile di ogni anno. Nell’ultima edizione avete raggiunto i tremila iscritti e si ha la netta percezione che oramai si è di fronte ad un evento molto importante nel panorama nazionale del running. Come sta cambiando il ruolo dell’organizzatore negli eventi di questa portata?
E’ chiaro che sia ieri che oggi, c’e’ sempre un responsabile a cui fa capo il coordinamento dei vari aspetti, ma oggi molto piuùdi ieri, tali aspetti si sono ampliati per numero e per portata. Quindi è impensabile che un evento come Due Rocche oggi sia gestito solo da due tre persone con l’intervento di altri collaboratori quattro giorni prima della manifestazione. Bisogna lavorare per tempo, e con maggiori interventi operativi. Pensiamo alla raccolta premi, ora più di ieri raccolta di sponsor, pensiamo alle iscrizioni, ieri concentrate al 99% il giorno gara, ora un 30% è acquisito nei giorni antecedenti, pensiamo al maggior coinvolgimento di persone, associazioni, autorità, giornali e riviste. Ruolo dei membri del comitato è anche curare le pubbliche relazioni e quindi l’immagine Duerocche.
Quanto tempo è necessario per organizzare un’edizione della Duerocche?
Fino a qualche edizione passata era sufficiente partire per i primi di gennaio, ora noto che certe decisioni e impostazioni di base devono essere prese per tempo, anche a settembre/ottobre. Poi è sempre a gennaio che si parte a lavorare, a portare sul piano pratico e realizzativo le impostazioni di base prese nei mesi precedenti.
Ti va di raccontarci quali sono le principali difficoltà incontrate venti o trent’anni fa e quelle vissute nell’ultima edizione?
Ripensando alle edizioni trascorse, quattro sono i punti di difficolta’ incontrati dall’organizzazione: Carenza di collaboratori di una certa continuità ed esperienza. Trovare aiuti il giorno della gara non èra difficile. Trovarli nei mesi precedenti era quasi impossibile. Ora il Comitato mi sembra numericamente e qualitativamente autosufficiente. Preparazione e cura del percorso. In parecchie edizioni bisognava intervenire su alcuni tratti di percorso anche perchè in quegli anni le vie collinari erano meno frequentate, meno curate, con smottamenti piu’ frequenti. Mi sembra che ora qualcosa sia migliorato anche se talvolta è proprio l’incuria e l’ignoranza della gente a rovinare ciò che la natura ha preservato (vedi cosa hanno combinato due tre passaggi di trattori lo scorso aprile 2010 in localita’ Cal di Mezzo e Nord Ovest, quando bastava attendere un giorno/due o qualche giorno di asciutto prima di cimentarsi a raccogliere la legna tagliata. Fosse stata la loro strada privata, probabilmente si sarebbe atteso qualche giorno). Complicazioni burocratiche per ottenere le autorizzazioni. Quando si esce dall’ambito comunale, bisogna avere l’autorizzazione prima di tutto dagli enti locali interessati, poi il nulla osta dalla Provincia, il nulla osta della prefettura, il coinvolgimento delle forze dell’ordine. Limitando il percorso di gara vero e proprio al territorio cornudese, giocoforza abbiamo ridotto l’iter delle autorizzazioni. Giocando fuori comune, poi, anche i passaggi su alcuni terreni privati avrebbero potuto innescare ulteriori noie burocratiche, mentre in Comune, la conoscenza diretta con il privato ci ha aperto spesso e volentieri la strada per il passaggio. Altro punto dolente che ricordo in quasi tutte le edizioni, meno l’ultima, è la preparazione prolungata delle premiazioni che ci ha intrattenuto anche fino alle tre del mattino di gara, per poi ricominciare alle 6,30. I premi arrivano sempre all’ultimo momento, l’impostazione dettagliata dei riconoscimenti a gruppi e singoli viene lasciata sempre come ultima incombenza. L’ultima edizione ha segnato, spero, una variazione di tendenza.
C’è qualche campione che ha corso la Duerocche e di cui ti ricordi particolarmente? Quali sono state le tue impressioni su di lui?
La Duerocche è essenzialmente una corsa in montagna. Poi da sempre l’organizzazione non ha mai puntato a consistenti rimborsi spese per attrarre nomi di spicco o atleti stranieri da aggiungere all’albo d’oro. Fatte queste precisazioni è chiaro che la nostra gara non presenta nomi eclatanti nei vari ordini d’arrivo, ma fortissimi atleti di specialità e neppure tutti di tali specialisti. Basta citare alcuni nomi come Gaiardo o De Gasperi, o fra le donne la Confortola, i citati non hanno mai partecipato ad alcuna edizione della Due Rocche. Altri maratoneti conosciuti e locali come Genovese e lo stesso Bettiol, mai si sono cimentati. Chi ricordo con compiacere per la loro partecipazione: Simonetti Maurizio, campione del mondo di corsa in montagna, plurivincitore di Due Rocche. Lucio Fregona, uno dei più grandi atleti che puo’ vantare in senso assoluto la nostra provincia per i risultati raggiunti e per la longevitaàatletica, già campione del mondo di corsa in montagna. Claudio Cassi, primattore in provincia di Belluno e Treviso, campione d’europa di corsa con le ciaspole. Maurilio De Zolt, un’unica presenza nel 1995, allora fresco campione olimpico di sci nordico, grande podista pure di corsa in montagna. Giorgio Menegon, atleta di casa, vicecampione regionale di corsa campestre, unico vincitore cornudese. Non ho ricordi visivi invece del primo vincitore, Conti di Schio, che gli esperti dicono vantasse una partecipazione alle Olimpiadi, atleta quindi di taratura nazionale.
La Duerocche è una gara talmente amata che pur di correrla arrivano da ovunque. Perciò, ogni “edizione” ha sempre visto la partecipazione di qualche personaggio particolare. Ci puoi rievocare chi ti ha affettuosamente lasciato un ricordo curioso (magari hai anche la foto)?
Ricordi curiosi non mi tornano alla mente ma ricordi di persone o amici che non ci sono piu’ o come dicono gli Alpini, sono andati avanti e che a vario titolo hanno lasciato il loro segno su alcune edizioni della Due Rocche questo si e li voglio con piacere ricordare anche se penso qualcuno, per dimenticanza, non saraà presente in questa lista: Giovanni Viviani, collaboratore tenace e responsabile dei percorsi, ci aiutò in cinque/sette edizioni. Lo ricordo avviarsi a segnare il percorso verso le nove di sera, ovviamente con lo sfavore della notte e presentarsi al mattino ai tavoli dell’iscrizione. Franco Marin, uno dei collaboratori del presidente Consalter Agostino, era il responsabile dei ristori, ci aspettava nelle prime edizioni, sul tratto asfaltato di Forcella Mustaccin per distribuire il the ai podisti. Flavio Zandona’ forte podista, componente la squadra di atletica del G.A.S., presente in gara già alle prime edizioni, e poi a tutte le successive anche se non più ad andature agonistiche ma come sostegno al figlio Massimo, buon podista e al gruppo podistico Edilcementi. Giulio Serri, podista di Firenze, correva sempre con la maglia della Fiorentina, ma abitava a Treviso. Ad ogni edizione veniva a farsi timbrare il suo libretto delle marce Fiasp. Io usavo come sempre il tradizionale timbro di gara del GAS e ci aggiungevo data e numero di chilometri percorsi. Lui immancabilmente mi ringraziava e mi elogiava per il buon vino locale che riusciva a degustare al tavolo dei ristori (gli ultimi erano i più fortunati) e che avrebbe volentieri fatto conoscere anche agli amici di Firenze. Non potevo a quel punto, di fronte a questo potenziale veicolo pubblicitario, esimermi dal consegnargli una bottiglia di merlot o di prosecco locale. Gianmauro Comazzetto, sponsor e sostenitore della Due Rocche per un decennio, prima che la crisi investisse il settore dell’abbigliamento e la sua impresa in particolare. Fu lui a ideare la veste grafica, poi a realizzare e quindi confezionare gli asciugamano consegnati a svariati colori in alcune edizioni e poi le magliette t-shirt con il marchio Doggy. Naturalmente non era solo sponsor, ma regolarmente si iscriveva ad ogni edizione con tutta la sua numerosa famiglia. Tommaso Martinazzo, per chi non lo ricordasse, è l’unico italiano deceduto nell’incidente aereo sugli Urali, tre anni or sono. Partecipo’ a varie edizioni come affezionato podista e poi venne coinvolto come collaboratore dello staff organizzatore nel corso degli anni ottanta. Di lui conservo una fotografia ad uno degli arrivi al Santuario.
Oscar, torniamo a noi. Come hai cominciato a correre e perché?
Trovare una sola motivazione è difficile. Diciamo che mi riusciva non pesante la corsa podistica, l’affiancavo al salto in alto in quanto ero dotato di buona elevazione e agli sport di squadra, in particolare al basket. Poi mi ha sempre animato un forte spirito competitivo che mi ha portato a partecipare alle primissime gare podistiche come le campestri organizzate dal C.S.I. o le prime gare su strada come quella famosa del 4 novembre a Cornuda, un preludio alla Due Rocche, in cui tentai invano di incollarmi alla scia dell’astro nascente Giorgio Menegon.
Anche per te, una domanda d’obbligo: qual è stata la tua migliore prestazione alla Duerocche e su che tracciato?
L’unico tracciato che mi ha visto (non brillante) protagonista è stato quello classico, da Asolo alla Rocca di Cornuda. Il tempo di percorrenza attorno ai cinquanta minuti, in graduatoria, la mia posizione in classifica è sempre stata di rincalzo, il podio un obiettivo irraggiungibile. Nel 1984 infine la scelta di lasciare la competizione e di dedicarmi all’organizzazione. L’edizione 1985 rappresenta infatti una rivoluzione: contemporaneamente a Cornuda giovedi 25 aprile 1985 ben due edizioni concomitanti della Due Rocche, una competitiva con partenza da Asolo ed arrivo al Santuario, la seconda non competitiva con partenza ed arrivo in piazza Giovanni a Cornuda. Anche le precedenti edizioni erano state interessate dallo sdoppiamento fra competitiva e non competitiva, la prima era in calendario come prova nazionale e poi interregionale di corsa in montagna. Entrambe si svolgevano sullo stesso percorso, ma con partenza ritardata per l’edizione non competitiva. Solo in due edizioni successive ho rivestito la doppia veste di organizzatore e podista, 1990 e 1991, in cui al percorso di 10 km venne abbinata una competizione sportiva locale chiamata Sportivissimo che comprendeva varie discipline, lo sci, la corsa podistica , il ciclismo, il tennis e il ping pong e nell’ambito di quella competizione, fra i cornudesi, i risultati personali sono stati eccellenti.
Pratichi anche altri sport?
In età giovanile ho giocato a basket, poi a pallavolo, con il GAS e con squadre dei paesi vicini. Poi verso i trent’anni ho iniziato a praticare lo sci di fondo che mi appassiona tuttora, con un approccio già da subito agonistico. Ho partecipato a 25 campionati provinciali, oltre dieci partecipazioni alla Marcialonga, altrettante alla Dobbiaco Cortina, più di trecento gare disputate, con piazzamenti nei primi tre posti in campo provinciale di categoria. Infine quest’anno la partecipazione alla mitica Vasaloppet, 90 km in Svezia, io e Giorgio Checuz, primi cornudesi ad averla portata a termine. Infine faccio anche ciclismo su strada e mountain bike, ma in questo caso non partecipo a gare competitive.
Quali sono le prossime gare in programma per il 2010-11 e a quale sei affezionato e perché?
Come sopra ho elencato, quest’anno, in preparazione alla Vasaloppet, con Toni Tronchin, Fabiano Faccin e Giorgio Checuz, abbiamo partecipato a tutte le gran fondo, Marcialonga, Dobbiaco Cortina, Pustertaler, Millegrobbe, Comelgoloppet, Val Casies, Lavazeloppet, Marciabianca oltre alle consuete gare regionali valide per il trofeo provinciale. Infine sono iscritto anche quest’anno all’unica maratona annuale, quella di Treviso. La preparazione è carente, non so se riusciro’ a portarla a termine.
Prima di salutarci, per onorare la tua lunga esperienza nel mondo delle corse, ti chiediamo com’è oggi lo stato di salute del running in Italia?
Forse non sono la persona adatta per dare una risposta adeguata e tecnica a questa domanda. E’ chiaro che ti riferisci al mezzofondo e alle corse podistiche di gran fondo come la maratona. Per entrambe, pur riscontrando adesioni anche notevoli alle maratone e alle numerose non competitive che settimanalmente si svolgono in tutta Italia, nomi nuovi non ne vedo all’orizzonte, i migliori superano la trentina, l’eccellenza mondiale – vedi Baldini – ha appeso le scarpe al chiodo. Mancano purtroppo rincalzi, anche per primeggiare in Europa perche’ manca il lavoro di base, portato avanti dalla scuola e dalle societa’ di atletica, sempre piu’ carenti di formatori e di giovani atleti. E’ da li che nascono i futuri maratoneti, dalla pista di atletica e molto, molto meno dalle strade delle non competitive che servono per affinare la preparazione, cementare lo status agonistico, ma non per creare atleti.
E infine come descrivi la Duerocche ai suoi primi quarant’anni?
Una manifestazione sempre giovane, perche conserva la sua longevità anche modificando nel corso del tempo talune caratteristiche logistiche e tecniche, mantenendone intatte altre come la collocazione sul territorio naturale dei Colli Asolani. Una manifestazione a cui mancava fino a qualche tempo fa una componente essenziale, un gruppo podistico affiatato e numeroso che invece ora è presente, il Varda Vanti di Cornuda che affianca e collabora con il Comitato Organizzatore della Due Rocche gia’ da alcune edizioni..
Un’ultima domanda: qual’e sarà il futuro di questa gara?
Il futuro di questa nostra gara è già inserito nell’organizzazione del quarantennale. Pensare a questa edizione non all’ultima possibile, ma preludio e anticipo per l’edizione del prossimo anno, sicuramente meno eclatante per iniziative di contorno, ma migliorata con le novita’ di quest’anno, il cronometraggio elettronico e il pasta party di massa.
Grazie Oscar, per la passione che ci hai trasmesso e per la grande dedizione dimostrata non solo alla Duerocche ma allo sport in generale. Ci salutiamo dando a tutti appuntamento per il giorno di pasquetta (25 aprile 2011) del prossimo anno alla 40° DUEROCCHE, ciao!